A 3.454 metri di quota, sul Groβglockner in Austria, la geofisica diventa uno strumento concreto per affrontare una delle conseguenze più delicate del cambiamento climatico in alta montagna: il degrado del permafrost e i possibili effetti sulla stabilità delle infrastrutture.
È questo l’obiettivo della campagna di indagine condotta da un gruppo di ricercatori e ricercatrici della Sezione di Geofisica dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale – OGS, in collaborazione con i partner austriaci nell’ambito del progetto Interreg FROST.INI, presso il Rifugio Erzherzog-Johann-Hütte (Austria), dove il gruppo di ricerca ha realizzato un rilievo geoelettrico tridimensionale ad alta risoluzione per studiare il sottosuolo su cui poggia la struttura ricettiva d’alta quota.