La steatosi epatica legata all’obesità, al diabete e ad altri problemi metabolici sta diventando molto comune in tutto il mondo. Una delle principali preoccupazioni è che molte persone non presentano sintomi, quindi la malattia può rimanere nascosta per anni. Ciò che preoccupa maggiormente i medici è la fibrosi epatica, cioè la formazione di cicatrici nel fegato, perché nel tempo può portare a problemi epatici più gravi.
Oggi il metodo più accurato per valutare la fibrosi epatica è la biopsia del fegato, ma questo esame è invasivo e non è adatto a tutti. Per questo motivo, i ricercatori stanno cercando semplici esami del sangue che possano aiutare a individuare le persone a rischio più elevato.
Questo studio si è concentrato su una proteina chiamata Fibulina-3. I ricercatori hanno osservato che i livelli di Fibulina-3 erano più alti nelle persone con fibrosi epatica più avanzata. Hanno inoltre dimostrato che la Fibulina-3 ha avuto prestazioni migliori rispetto ad alcuni punteggi comunemente usati basati su esami del sangue per individuare una fibrosi significativa. Quando combinata con altri parametri clinici e di laboratorio di routine, la sua accuratezza è migliorata ulteriormente.
Questi risultati suggeriscono che la Fibulina-3 potrebbe diventare parte di un futuro esame del sangue per aiutare i medici a rilevare la fibrosi epatica in modo più precoce e semplice, soprattutto nelle persone con steatosi epatica associata all’obesità. Sono ancora necessari ulteriori studi prima che possa essere utilizzata nella pratica clinica quotidiana, ma questa ricerca rappresenta un passo promettente verso una diagnosi più precoce e meno invasiva.
Articolo originale:
Fibulin-3 as a reliable biomarker of fibrosis in obese subjects with Metabolically Dysfunction Associated Steatotic Liver Disease
Allen Anthony Laraño, Silvia Palmisano, Deborah Bonazza, Discipio Marina, Marica Meroni, Anna Ludovica Fracanzani, Lory S Crocè, Claudio Tiribelli, Paola Dongiovanni, Natalia Rosso, Giraudi Pablo
medRxiv 2026.01.08.26343687; doi: https://doi.org/10.64898/2026.01.08.26343687
